Cos’è lo yoga?

Si sente tanto parlare di yoga, ma sai davvero che cos’è lo Yoga? 

Se lo dovessi descrivere con una sola parola come lo definiresti?  

E’ un’attività fisica? E’ stretching? E’ meditazione? E’ una filosofia? E’ una scienza? E’ una religione?   

Uno dei testi fondamentali dello yoga ci regala una definizione chiara e precisa “Yogah-citta-vrtti- nirodhah” (Yoga Sutra I.2) ovvero “lo yoga è l’arresto delle fluttuazioni mentali”.  

Come dicevo, questo sutra (versetto) è solo apparentemente semplice e coinciso, in realtà è intriso di significato e porta con sé altre domande: quindi lo yoga riguarda solo la mente? Perché si fanno le posizioni e le respirazioni? Dopo ore di pratica passate sul tappetino, sudore e analisi, è tutto qui?  

Ti svelo un segreto: la vita è semplice e siamo noi che ce la complichiamo perché non comprendiamo chi siamo (avidya). 

Quindi si, tutto qui: fare yoga significa fermare la mente (le citta vrtti non sono solo i pensieri, ma è tutto ciò che immagazziniamo nella mente, quindi esperienze, memorie, identificazioni…). 

Questa affermazione semplice da scrivere è davvero molto complessa da mettere in pratica. Hai mai provato a fermare la tua mente e sentire cosa resta di te?  

La mente è sottile e rapida, in costante movimento verso qualcosa che la renda felice, poi ancora più felice, poi ancora e così via in un flusso senza sosta che ti travolge e ti distrae. 

Ecco perché con la parola “Yoga” gli Yoga Sutra indicano sia uno stato mentale di assenza di fluttuazioni (la famosa “unione”) ma anche una via pratica per raggiungerlo composta da 8 indicazioni da seguire.

Il testo sacro di Patanjali ci spiega lo yoga secondo il metodo Ashtanga (ashta = 8 e anga = rami) yoga da NON confondere con le famose serie di Ashtanga yoga create da Sri K. Pattabi Jois che possamo categorizzare come stile di yoga. 

Prendendo come riferimento gli Yoga Sutra quindi cosa significa Ashtanga yoga e come ci permette di raggiungere lo stato di yoga? 

Per raggiungere la propria realizzazione il praticante deve seguire le indicazioni in questi 8 ambiti: 

  • YAMA (comportamenti sociali) 
  • NYAMA (comportamenti personali) 
  • ASANA (posizioni) 
  • PRANAYAMA (tecniche di respirazione) 
  • PRATYAHARA (ritiro dei sensi) 
  • DHARANA (concentrazione) 
  • DHYANA (contemplazione) 
  • SAMADHI (assorbimento) 

Gli 8 rami dello yoga sono interconnessi ma non hanno un ordine di evoluzione predefinito, è possibile partire da qualsiasi punto e raggiungere gli altri. 

Patanjali elenca questi 8 passi per permettere al praticante di seguire una via per la purificazione del corpo (e della mente) e il raggiungimento del contatto con il vero Io. 

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Potrebbe sorgere ancora una domanda: praticare yoga e seguire una lezione per come la intendiamo nel mondo occidentale allora non significa veramente fare yoga? 

Si e no. 

Si perché asana (posizioni), pranayama (tecniche di respirazione), pratyhara (ritiro dei sensi – ad esempio in shavasana), dharana (concentrazione) e dhyana (meditazione) spesso insegnate nelle classi di yoga sono elementi fondamentali per raggiungere lo stato di yoga e l’insegnante può guidarti nella loro pratica. 

No perché senza yama (comportamenti sociali) e nyama (comportamenti personali) non potrai raggiungere il samadhi (assorbimento) e non molti maestri possono insegnarti o “controllarti” nella realizzazione di questi principi etici.

L’unico vero Guru di te stesso sei tu. 

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Yama e nyama sono entrambi composti da 5 sottocategorie. 
  • Gli yama sono: AHIMSA (non violenza), SATYA (veridicità), ASTEYA (non rubare), BRAHMACHARYA (moderazione in particolare quella sessuale), APARIGRAHA (non avarizia). 
  • I nyama sono: SAUCHA (pulizia/purezza), SANTOSHA (contentezza), TAPAS (tenacia), SVADAHYAYA (autoriflessione e studio dei testi sacri), ISVARA PRANIDHANA (resa ad una potenza superiore – divina). 

Solo una pratica completa dell’Ashtanga yoga permetterà al praticante di diventare uno yogi in un percorso che dura una vita. 

Allora ecco un’altra definizione di yoga: lo yoga è un cammino (upaya) e anche questa spiegazione è riportata da Patanjali al sutra II.26 (“viveka-khyatih-aviplava hana-upayah”). 

Lo yoga è quindi una forma di liberazione dai pensieri condizionati (vedi One Simple Thing – Eddie Stern, North point press, 2020). 

Tutto ciò che ti resta da fare per raggiungere lo yoga è di praticarne un pochino ogni giorno, sul tappetino e fuori dal tappetino, sviluppando una consapevolezza fisica e dei comportamenti etici e un focus mentale di concentrazione sempre più profonda. 

Ti renderai conto che iniziare a praticare yoga partendo dalle asana è forse il modo più semplice perché hai a che fare con il corpo materiale e tangibile, ma sarà solo l’inizio del percorso che poi ti porterà verso gli altri aspetti, senza sforzo ma semplicemente lasciandoti trasportare e praticando con sincerità e regolarità. 

La pratica di yoga diventerà allora “sadhana” (pratiche di autoconoscenza), “sadhya” (obiettivo che si vuole raggiungere) e “upaya” (rispetto del cammino). 

Concludendo possiamo affermare che lo yoga è una filosofia ed è anche spirituale ma non è una religione. Spiritualità e religiosità non sono sinonimi e la differenza è importante: essere spirituali significa ricercare oltre il mondo fisico / materiale la vera natura delle cose (di chi siamo), mentre la religione propone questa ricerca spirituale sotto un determinato credo in un Dio con condotte, riti o sistemi specifici. 

Ma lo yoga è anche una scienza pratica come è evidente dalle indicazioni degli Yoga Sutra: chiare e precise su comportamenti e azioni da mettere in atto e forse questo carattere dello yoga lo ha reso così affascinante e comprensibile anche per le popolazioni occidentali, solitamente più distanti e a volte scettiche verso le altre discipline spirituali.

Spero di averti dato un quadro più completo sullo Yoga che è molto di più di ciò che immaginiamo.

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